Oltre il culto del bello
Salviamo i contenuti, la forma corretta e la nostra meravigliosa lingua!
Instagram e lo still life impazzano. Sono la modalità del momento per catturare attimi di vita. Fin qui tutto positivo. Bello. Creativo. L'unico rischio è che nella rincorsa di una bellezza perfetta, da cartolina, da prima pagina, si finisca per ledere la dignità di altre forme di contenuti: la scrittura e il buon eloquio. Si pensi alle didascalie che accompagnano le pubblicazioni e alle stories su Instagram. Qui, troppo spesso, tutto questo cade in secondo piano, come qualcosa che non importa per come viene presentato, che non è necessario saper fare bene. Almeno non quanto quelle composizioni perfette che, da sole, bastano a rendere i momenti della giornata quadretti di una vita esteticamente impeccabile. Ed eccovi allegate, non sempre ma sovente, didascalie sgrammaticate, con un lessico povero, contenuti banali, inadeguati, con voli pindarici che, tutto sommato, si potrebbero evitare, semplicemente, evitando la didascalia stessa, assolutamente non indispensabile!
Con questo non intendo dire che non sia bello fruirne, quando quella didascalia c'è ed è un pensiero bello, sensato, un'esternazione utile ed interessante, che aggiunga alla nostra giornata un contenuto originale. Ma tanti influencers, così detti e considerati, pertanto con un ruolo didattico che neanche immaginano, a volte sono gli stessi autori di video nei quali si parla un italiano misero se non addirittura dialettale. Non che non ci siano anche esempi di ottime dialettiche, ma sono davvero un bel modo raro di diffondere la cultura della nostra lingua sui social. Infatti, fin troppo spesso, non è così. E, addirittura, non lo è neanche laddove quella bella immagine o quel video caricato servano a sponsorizzare per conto di aziende dei prodotti, esposti bene in vetrina e "detti" male. Non fanno eccezione gli articoli sui blog.
Eppure, la lingua è un tassello ancora valido, se non il fondamentale, della nostra istruzione, nella sua forma corretta e nei suoi contenuti interessanti.
Sarà che sogno un mondo social che sia anche istruttivo e che non ci trasmetta soltanto il culto del bello, lasciandoci trascurare quello del contenuto, del senso e della forma corretta. Del resto, anche se guardiamo belle immagini, continuiamo a leggere e a pensare. Se gli occhi vogliono vedere il bello, l'intelletto persegue l'originalità dei contenuti e la correttezza della forma.
La vita è una bella scatola, sta a noi riempirla di significato. A buoni intenditori, credo, non servano molte altre parole!
Instagram e lo still life impazzano. Sono la modalità del momento per catturare attimi di vita. Fin qui tutto positivo. Bello. Creativo. L'unico rischio è che nella rincorsa di una bellezza perfetta, da cartolina, da prima pagina, si finisca per ledere la dignità di altre forme di contenuti: la scrittura e il buon eloquio. Si pensi alle didascalie che accompagnano le pubblicazioni e alle stories su Instagram. Qui, troppo spesso, tutto questo cade in secondo piano, come qualcosa che non importa per come viene presentato, che non è necessario saper fare bene. Almeno non quanto quelle composizioni perfette che, da sole, bastano a rendere i momenti della giornata quadretti di una vita esteticamente impeccabile. Ed eccovi allegate, non sempre ma sovente, didascalie sgrammaticate, con un lessico povero, contenuti banali, inadeguati, con voli pindarici che, tutto sommato, si potrebbero evitare, semplicemente, evitando la didascalia stessa, assolutamente non indispensabile!
Con questo non intendo dire che non sia bello fruirne, quando quella didascalia c'è ed è un pensiero bello, sensato, un'esternazione utile ed interessante, che aggiunga alla nostra giornata un contenuto originale. Ma tanti influencers, così detti e considerati, pertanto con un ruolo didattico che neanche immaginano, a volte sono gli stessi autori di video nei quali si parla un italiano misero se non addirittura dialettale. Non che non ci siano anche esempi di ottime dialettiche, ma sono davvero un bel modo raro di diffondere la cultura della nostra lingua sui social. Infatti, fin troppo spesso, non è così. E, addirittura, non lo è neanche laddove quella bella immagine o quel video caricato servano a sponsorizzare per conto di aziende dei prodotti, esposti bene in vetrina e "detti" male. Non fanno eccezione gli articoli sui blog.
Eppure, la lingua è un tassello ancora valido, se non il fondamentale, della nostra istruzione, nella sua forma corretta e nei suoi contenuti interessanti.
Sarà che sogno un mondo social che sia anche istruttivo e che non ci trasmetta soltanto il culto del bello, lasciandoci trascurare quello del contenuto, del senso e della forma corretta. Del resto, anche se guardiamo belle immagini, continuiamo a leggere e a pensare. Se gli occhi vogliono vedere il bello, l'intelletto persegue l'originalità dei contenuti e la correttezza della forma.
La vita è una bella scatola, sta a noi riempirla di significato. A buoni intenditori, credo, non servano molte altre parole!


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