Il profumo del mosto selvatico


           


Di questa nostra stagione autunnale sono amabili tante cose, quasi un po' a dispetto dell'appariscenza delle stagioni confinanti. E' nostalgico il congedo dell'estate ed è avvincente l'attesa dell'inverno con la terra incantata e promessa del Natale.
Eppure l'autunno ha una sua personalità affascinante benché schiva. Più di tutto, più dei colori caldi e delle temperature miti, dei ghiotti frutti e dei nuovi ritmi, è amabile l'odore che l'autunno assume nelle campagne. E' un profumo dolciastro che racconta del frutto maturato sulla vite, di vendemmie imminenti e si avverte tutt'intorno, nell'aria rurale, senza neanche il bisogno di addentrarsi nei vigneti. E' un odore che stupisce perché appartiene ad altri tempi e rimanda a cantine che non esistono più, a giornate di vendemmia e a rituali di famiglia ormai dimenticati. Ma non dappertutto, per fortuna.

Un tempo, per chi possedeva un vigneto, la vendemmia era una festa di famiglia, un'attesa occasione di convivialità durante la quale si condividevano non solo le fatiche ma anche le gioie delle confidenze durante il lavoro, dei pranzi da asporto preparati con fantasia dalle donne e consumati tutti insieme all'aperto dei campi, di sane ed allegre risate in fase di pigiatura.
Al di là dei tempi cambiati, può essere ancora piacevole riscoprire o anche vivere per la prima volta la stagione della vendemmia, assaporarne i sapori, gli odori, i ritmi, addentrandosi, magari, in qualche entroterra sconosciuto, dove trascorrere una vacanza rilassante e inebriante tra passeggiate e paesaggi autunnali.

Oltre al buon vino, da consumare magari con un altro succulento frutto di stagione, le castagne calde, la vendemmia è anche il tempo di realizzare un'ottima confettura poco conosciuta, risultante dal mosto d'uva, tempestivamente cotto e zuccherato, ideale da conservare in barattoli per i dolci dell'inverno. Ne avete mai testato la bontà? Nella mia famiglia prepararlo è ancora una tradizione mantenuta viva, se non altro, per l'uso che se ne fa, poi, nel periodo natalizio per confezionare dolci tipici. Ma di questo vi parlerò, sicuramente, più avanti. Di cuocere il mosto se ne occupa la nonna, l'unica a poter vigilare le lunghe ore di cottura, utili a restringerne ed addensarne la consistenza per un risultato meraviglioso al palato.


                             

Non è difficile ipotizzare, invece, quanto quell'odore che esala nelle campagne possa essere terapeutico per stress e umore: la nota acidula risveglia e quella più dolce rassicura, procurando, l'una, una scorta di energie e buoni propositi per l'inverno e, l'altra, una rinnovata fiducia per l'anno nuovo che l'inverno porterà con sé. Provare per credere. 
E sì, l'autunno è proprio la stagione dei nuovi inizi.   

                                



Valentina Poce

Commenti

  1. Bellissimo Valentina, sono felice che abbia intrapreso quest'avventura, i tuoi scritti meritavano una cornice simile e ti auguro che questo sia solo un inizio per qualcosa di ancora più importante. Il prossimo passo ? Un libro!!

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    1. Grazie Morena. Qui ho sicuramente più spazio. Il tuo augurio lo prendo in parola!

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