Il Natale è la mezzanotte che abbiamo bisogno di attendere.
Del resto, non possiamo interpretarlo come un evento esclusivamente religioso se anche i meno religiosi finiscono per onorarlo e per fare proprie le sue più radicate usanze. Non è soltanto una questione di costume o una festività imposta dal calendario e rispettata per forza di cose. No, non credo. Il Natale è, invece, l'ultima celebrazione rimasta a rimescolare i sentimenti di tutti. A Natale, qualunque strada si percorra nel resto dell'anno, per quanto impervia o distante e parallela rispetto a quella delle persone più care, quella strada, a questo punto dell'anno, ci riporta a casa, agli affetti, alla famiglia. Sarà l'effetto del freddo, del modello della Sacra Famiglia che si rinnova o del bisogno di avere una ragione, forse una scusa, per rifugiarsi nel porto sicuro di una ritualità consolidata. Sì, penso che ne abbiamo tutti bisogno, in primis della ritualità. A guidarci è l'inconscia volontà, ogni anno a questo punto dell'anno, di rivivere un'attesa sempre uguale a se stessa e della quale conosciamo già il finale.
In fondo, quest'attesa è un crescendo che ci conduce ad un altissimo punto 0, dal quale poi ricominceremo a scendere in picchiata, per risalire, ancora, soltanto nel tempo debito di un nuovo Avvento. Ed è proprio questo il senso del nostro bisogno, un movimento catartico verso l'alto che, per un po', fino a questo fatidico 25 dicembre, ci consenta di crescere in umanità. Che straordinaria occasione, dunque, se non ci perdiamo nella vacuità di istinti consumistici, superficiali o falsi.
Credo che del Natale siano da coltivare alcuni rituali, fondamentalmente inutili ma misteriosamente importantissimi, affinché il periodo più magico dell'anno si traduca, davvero, in quell'attesa incantata che abbiamo la necessità di vivere.
Decorare la casa. Facciamolo e rendiamolo un rituale di famiglia. Stimola la creatività di grandi e piccini. E poi sarà magia quotidiana.
Il calendario dell'Avvento. Un modo oltre che per attendere il Natale, di scandire il tempo e dargli valore. Mi raccomando, non solo per i piccini!
Gli auguri prenatalizi. Un'occasione per sfidare gli impegni che ci portano lontani da chi abbiamo nel cuore.
I dolci tipici. Una tradizione. E la casa che profuma di buono e l'idea della preparazione: ci sono ottime ragioni, una più preziosa dell'altra.
Lo stare insieme. Se non a Natale, quando? È l'occasione per riunire la famiglia nel senso più ampio. Per quanto possa essere difficile e pesante, è l'unico giorno in cui non corriamo il rischio di addurre scuse al trascorrere finalmente del tempo insieme. È il momento per rinsaldare legami e affinità che il vivere quotidiano ha fatto dimenticare.
La tavola a tema natalizio. Un modo di accogliere e coccolare gli ospiti, catapultandoli nella magia del tuo Natale, per essere tutti complici di una stessa favola e vicini.
E perché no? Doni simbolici, non importa il valore ma sono un pensiero per l'altro che ci distoglie da noi stessi, restituendoci, per mezzo dell' altruismo, la nostra originaria bellezza.
E, se qualcuno ha dimenticato come onorare questi rituali, sii tu a ricordarglielo.
In questi punti il mio augurio per il Natale 2018: mantenetene viva la magia!
Buon Natale a tutti.
Valentina Poce

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