Scritti sparsi - Un cane, forse un uomo.




"Qualche giorno fa, per un po', nel giardino di casa mia si è aggirato un cane, un bassotto, fiero e spavaldo. Ha perlustrato tutto lo spazio in lungo e in largo. Trattasi di un avventuriero, uno di quelli che incontri spesso per strada, sempre preso da qualche impellente obiettivo e diretto verso qualche meta sconosciuta di un mondo tutto suo. In quel mondo, cani come lui, vivono come se non ci fosse nessun altro e di esso si sentono padroni e in esso vogliono restare indisturbati. Del resto, ci sono cani e cani. Ci sono cani che vivono del contatto con l'uomo e quelli che ne fanno benissimo a meno. Proprio come ci sono uomini e uomini. Ci sono cani affettuosi e allegri. E ci sono altri cani, indifferenti e sprezzanti, che vivono di espedienti. Ha bevuto da un sottovaso, si è scagliato contro i gatti, che da proprietari altezzosi del giardino si sono fatti piccoli,  piccoli, rifugiandosi in qualche angolo dimentico della casa. Ad ogni nostro richiamo, si è mostrato indifferente. Cercava una via d'uscita ma non ascoltava indicazioni. E' riuscito ad incastrarsi in un piccolo buco della recinzione e non ha chiesto aiuto, ma ha lasciato trapelare qualche orgoglioso e contenuto lamento di uno sforzo vano, poi si è pazientemente divincolato. Lui è il cane degli immondezzai, così mio fratello definisce scherzosamente tre o quattro di quelli che puoi incontrare per strada, puntualmente, indaffarati in qualche cantone di spazzatura. Pensandoci bene, il cane "immondezzaio" è tale a causa di molto più che la sua indole netturbina. La lingua non tradisce mai le identità e le parole delle quali ci avvaliamo ce le svelano: "in" privativo e "mundus", insieme, significano "privo di nettezza", più in particolare di delicatezza, cinico in una parola e, nel senso del termine greco dal quale deriva l'aggettivo cinico, cane! E non cane in quanto animale ma cane in quanto cinico come può essere cane, alias cinico, anche un uomo. La spazzatura, o più in generale, l'assenza di nettezza anche morale, nella quale vivono certi cani e certi uomini, li ha resi impermeabili a tutto e privi di diversi sensi. Se si tratti di spirito di sopravvivenza o modo d'essere, non lo so. Quel giorno, quando quel cane in casa mia ha finalmente imboccato la direzione dell'uscita, io mi sono precipitata ad aprirgli. Preso da qualche temporaneo sollazzo in un'aiuola, non s'è accorto subito ed io non ho fiatato: ho imparato a riconoscere il genere e per alcuni, uomini o cani a volte è lo stesso, non vale la pena di nulla. Poi l'ha vista la via d'uscita e l'ha puntata, sfrontato, come fosse stata una scoperta sua. Sono tornata in casa in pena per lui, in pace con me stessa. Relazionarsi è una disciplina complessa, ma una volta appresa, non la dimentichi più. Uomini o cani che siano. Cinici o sensibili è una scelta dell'altro, ma a riconoscerli s'impara. Fuori, ora, c'è un cane dal musetto tenero, forse un uomo..."
Valentina Poce

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